I ragazzi che si sono prodigati provenivano anche da villa Antonia di Roccavaldina e Annibale Maria di Francia di Roccalumera, altre due comunità sempre fondate da Padre Pati e dai suoi collaboratori.
Augusto Arrotta in qualità di responsabile delle comunità è anche l'anima artistica che ha guidato i ragazzi nello studio dell'opera, costruzione dello scenografia, costumi e musiche.
Il risultato è stato veramente strepitoso e per me che provengo da una formazione classica è stata veramente sorprendente la trasformazione di ragazzi che si sono rivelati interpreti straordinari di un'opera classica di così grande spessore, pur provenendo da un grave disagio sociale che spesso li ha penalizzati anche nel grado di scolarizzazione.
Si è distinto fra tutti P. M. nella parte di Medea che ha fatto trattenere il fiato al pubblico facendo rivivere la drammaticità e il pathos dell'amore struggente di Medea per Giasone.
Impareggiabili per serietà e ruoli ben interpretati anche tutti gli altri ragazzi.
Un grazie a tutta l'opera di Padre Pati ed Augusto Arrotta e tutti gli operatori e alle loro famiglie che con pazienza e spirito di abnegazione lanciano a questi ragazzi un grido di speranza che da loro la gioia della Risurrezione di vite altrimenti spezzate.
Articolo di Pina Cambria
(Di seguito alcuni scatti fotografici)
![]() |
![]() |
| Alcuni ragazzi de "Il Pozzo di Sicar" con l'interprete Medea |
I ragazzi durante la scena |
![]() |
![]() |
![]() |







Nessun commento:
Posta un commento